In qualità di membro del management intermedio vi trovate in una tipica posizione «sandwich»: non siete coinvolti nei processi decisionali importanti della direzione aziendale, ma dovete attuare le relative direttive nei confronti dei vostri collaboratori. Se temete conseguenze negative per i vostri collaboratori, può nascere un conflitto di lealtà.
Fin dove arriva il vostro dovere di fedeltà?
In generale, le direttive sono legittime solo nella misura in cui rientrano nel vostro dovere di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. In qualità di lavoratore, avete il dovere di tutelare gli interessi legittimi del vostro datore di lavoro. In linea di principio, il grado di lealtà richiesto a un dirigente è notevolmente maggiore rispetto a quello richiesto a un lavoratore in posizione subordinata. In virtù della vostra posizione di fiducia, ad esempio, avete un obbligo generale di segnalare le irregolarità all’interno dell’azienda, mentre i lavoratori in posizione subordinata sono tenuti a segnalarle solo in caso di danni sproporzionatamente elevati.
Quale protezione offre il diritto della personalità?
Il diritto del datore di lavoro di impartire direttive è inoltre limitato dal suo obbligo di tutela. In particolare, il datore di lavoro non può interferire in modo eccessivo nella vostra personalità o in quella dei vostri collaboratori. Quanto maggiore è l’interesse aziendale, tanto più una direttiva può limitare i vostri diritti della personalità. D’altra parte, il datore di lavoro deve rispettare il principio di proporzionalità e limitare le ingerenze nella vostra personalità a quanto necessario per l’azienda.
Le direttive insensate o altrimenti vessatorie ledono la vostra personalità e non devono essere seguite. Anche le direttive che limitano in modo inappropriato il vostro ambito di attività abituale possono costituire una violazione della personalità. Ciò vale in particolare se venite retrocesso gerarchicamente senza motivi oggettivi e senza essere stato previamente ascoltato in modo adeguato.
Come reagire a direttive illegittime?
Il diritto del datore di lavoro di impartire direttive trova inoltre i suoi limiti nel diritto imperativo. Vi rientrano, ad esempio, la protezione dei lavoratori prevista dal diritto pubblico, le disposizioni cantonali e comunali sui periodi di riposo e la protezione della personalità prevista dal diritto civile.
Una direttiva contraria alla legge o ai buoni costumi non vi vincola in quanto lavoratore. In linea di principio potete rifiutarvi di seguirla senza violare i vostri obblighi contrattuali. Un licenziamento con effetto immediato pronunciato per questo motivo sarebbe normalmente ingiustificato, mentre un licenziamento ordinario sarebbe abusivo.
Per i quadri, tuttavia, valgono requisiti più rigorosi a causa della loro posizione di fiducia. Se ritenete inammissibile una direttiva del vostro datore di lavoro, non potete semplicemente, senza averne discusso con lui, comunicare ai vostri subordinati la vostra diversa interpretazione giuridica e indurli così indirettamente a non seguire la direttiva.
Infine, anche il contratto di lavoro pone limiti al diritto di impartire direttive: il luogo di lavoro stabilito contrattualmente, ad esempio, non può essere semplicemente modificato mediante una direttiva, salvo che abbiate riconosciuto contrattualmente tale diritto e che il trasferimento sia ragionevolmente esigibile.
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